per averti scorto dalla vetrina dei dolci, peccato della carne tra i peccati di gola.
aver contato quante tazze c'erano sul tavolo prima di avvicinarmi.
e averti fatto un agguato alle spalle, la prima scusa per toccarti.
poi per le ovvietà balbettate, per le osservazioni sul meteo, per le dita che cominciano a tormentare la gazzetta.
per esserci seduti insieme e aver ordinato la stessa cosa.
aver vangato anche tu tra l'imbarazzo, cercando il mio sentiero.
e gli sguardi bassi sui cucchiai, sulle venature del tavolo, sui bordi delle tazze.
per come cazzo la mano ti tremava quando mi hai passato la bustina di zucchero.
e via, anche per la chiamata della tua fidanzata, che ci ha rimesso a posto come l'entrata della maestra in classe.
per averti sentito dirle la verità, e chiamarla amore.
per come le hai parlato, e per come le hai appeso.
per il sorriso che hai fatto dopo, e per il pezzo di strada in più accompagnandomi.
che ho tolto la giacca appena dopo l'angolo e mi sono fatta aria con la repubblica fino a casa.
che ho ringraziato madonne e santi e animali della fattoria.
che mi rifacevo la cronaca dell'incontro con i mamma mia come congiunzioni.
per questa tensione deliziosa.
solo per questa tensione deliziosa è valsa la pena smettere di leggere, alzarsi dal letto, e affrontare il catrame di novembre in questa domenicadi nero e nulla.
