martedì 14 aprile 2009

l'apnea della provincia.

i fiori della ruggine, fotografati in molteplici angolazioni, si rivelarono molto scontrosi.

ho detto le cose che dovevo dire, con il tono di voce che volevano fosse usato.
ho anticipato le cose che si aspettavano e lasciato correre ove previsto.
ho brindato al prestigio, ubriacandomi nella mia diseguaglianza.

poi l'ho portato nel parcheggio, e le lamiere dei transformers non ci hanno fatto da letto.
sul muro abbiamo livellato il sud e il nord del mondo, e tutto il resto è letteratura.

l'apnea.

come ho fatto ad arrivar fin qui?
ancora oggi, mentre respiro mediocrità e glicini, non riesco a darmi un senso.

sabato 11 aprile 2009

galassie in affitto.

nella casa degli specchi ci siamo distorti in tutti modi, e alla fine non ci ricordavamo più come eravamo fatti.
è una storia lunghissima, mi stanca anche solo pensarla. mi stanco io, mi stanchi tu.
non sai cosa ti sei persa. bravo, è vero.
so di aver perso, ma non so cosa. quindi sto male relativamente.
la tua vittoria del negarti ti fa festeggiare da solo.
pulisco l'aria e cambio soggetto.
ciò che ho visto in fondo mi è piaciuto, ma mai abbastanza.
sono cortomirante, forse, ma non così stupida.

mi mancherai, certo, ma non ne avrai sostanza.
asciugai lutti nei corridoi delle mie stanze e non piansi sul monumento ai caduti neanche un petalo.
ti dimenticherò, certo, non per questo sarai meno importante.
ci hanno insegnato a toglierci i chiodi a risorgere, e le stigmate diventeranno rughe.

amore mio, dalla casa degli specchi siamo usciti spaccando i vetri. raccogliamo schegge, insanguiniamoci le dita, sorridiamo nel riflesso del nostro viso liberato.

la tua galassia in espansione, e io ti auguro solo il meglio.

ricomincio a cercarmi.

giovedì 9 aprile 2009

ora vedo, il dopo.

il mio commiato sarà una lettera di finto testo, perché non scrivo più per voi.
libero il mio ufficio dai fogli e dalle bottiglie rotte. vi lascio un paio di metafore appiccicate sotto la scrivania.

18-55.

emigrerò in argentina come i nostri padri. o nelle miniere del belgio come i siciliani che amo ascoltare. sentirò i fischi dei surfisti delle hawaii, e quelli dell'orient express, dove servirò calici di napalm. a sciogliere i nodi in polinesia, a intrecciare fili d'erba nel nord. su isole sbriciolate nel mare a microonde, sulle circonvallazioni delle bidonville a aspettare la novanta, senza estasi, senza solennità. la fame di vivere è il piatto tipico locale. la nausea di esistere che curo masticando travelgum e chilometri. piegare orizzonti riluttanti, intessere le latitudini alle linee del mio palmo, e sulle lancette della bussola leggere solo l'ora della partenza.
dove il cuore scomposto nei cinque continenti, e noi non andremo mai a pezzi perché non siamo mai stati insieme.
mi mancherà solo la voce di mia madre e il sapore dell'olio d'oliva.

ti manderò cartoline senza parole, morse ai bordi come ho morso i tuoi lobi, e i tuoi occhi saranno ogni volta oggetto di studio per gli oceanografici.

alla fine di questo viaggio, mi unirò alle paperelle di gomma che si sono buttate dal cargo e ora navigano compatte in acque internazionali.
e si tengono ben lontane da tutti i porti del mondo.

dove so che tu ci sarai.
ad aspettarmi.
a farti ricordare.

mercoledì 8 aprile 2009

lampi di pelle.

prendimi per mano e fammi vedere cosa mi sono persa.
portami a fare un giro negli anni che mi hanno vissuta, mentre io opponevo resistenza. raccontami le scene senza dialoghi, perchè sono diventata cieca a furia di starvi ad ascoltare. sono diventata cieca perchè vi ho ascoltato troppo.
portami dagli amici che ho perso, da quelli ho lasciato e da quelli che mi sono dimenticata di innaffiare.
prendimi la mano e mettici dentro il guinzaglio del cane nero.
il filo dell'aquilone che mi tiene ormeggiata a terra.

mi sono interpretata così bene che ora mi serve un copione per essere me stessa.
la verità ha scarso valore narrativo, e al mio funerale ci saranno tutti i miei amici immaginari.
l'ho fatto per voi, e nessuna buona azione resterà impunita.

andatevene tutti affanculo. il titolo del mio romanzo di formazione.

alla tua.

io non so quanto effettivamente capisca quando dice di aver capito.
comunque sto atipicamente bene, e dissolvo questo dubbio poco cotto nella seconda bottiglia. beviamo un sorso dell'annata del 2005, e apprezziamo il gusto chinato dell'uva che abbiamo pigiato insieme. 
così, all'improvviso ancora noi. o meglio io e te. c'est different. 

viaggiamo da un emisfero all'altro, perché no?
che sia del mondo, che sia del nostro cervello, insieme ce n'è per divertirsi, almeno.

insieme, ma io più io.

lunedì 6 aprile 2009

yoga.

stare in piedi a testa alta di fronte a te.
questa è l'asana più difficile.

nessuna esposizione di compensazione.

l'apice dell'apoteosi del servilismo all'italiana. 
il gioco dell'idolatria.
lettere di licenziamento scritte con l'inchiostro simpatico, che non si sa mai.
parole d'amore senza conservanti, che se le rimangi non ti fanno male.
e sono biodegradabili, come i rifiuti organici.
smemorati, ingenui o troppo furbi, rassegnati.
aspetto il tram mordendo il bordo dello sgabello pieghevole. e penso a come si dice balena spiaggiata in tedesco. tutto quello che penso è come si traduce balena spiaggiata.

tanto non mi ricordo neanche la mia lingua madre, ormai.
ascolto troppo rap. parlo troppo silenzio. leggo troppo poco.
o sono finite le persone con cui usare parole rare.

non scriverò mai come una giornalista. non sottolineerò la sofferenza altrui.
non vi racconterò la guerra, perché starò facendo da scudo a qualcuno. 
non vi parlerò del terremoto, perché starò raccogliendo le macerie.
non vi aggiornerò sull'omicidio, perché starò porgendo fazzoletti a chi piange.

non sarò io a farvi la cronaca, perché non guardo in quella direzione.

al massimo, sarò l'unica fotografa al mondo che si mette in posa quando scatta.
per farvi più contenti, per farvi stare più male.

in un altro sistema, in un'altra vita, cospirazioni di simboli e manciate di realtà da dare in pasto alle domande.
la busta paga è accanimento terapeutico.
voglio uscire dal coma, entrambe le porte mi vanno bene.



der gestrandete Wal. gut. ora non mi resta che aspettare anche greenpeace.

venerdì 3 aprile 2009

l

mandavamo sms in avanscoperta.
con le parole costruivamo avamposti.

come quanto ti ho scritto che ti stavo impollinando con gli occhi.
ti ho espugnato in rivoli d'inchiostro. deflagrazioni i tuoi battiti, sotto le mie lettere d'amore arate dalle tue pupille.

eri già mio quando ho mandato il corpo a prenderti.

e il mio trofeo di guerra, essere conquistata, invasa, rasa al suolo.
così vicina al segreto massimo dell'universo e dell'atomo.

nel mio arsenale, ora, anche il silenzio.
e di tutte le parole forgiate solo per te, tornami.

e grazie.

giovedì 2 aprile 2009

la traiettoria del nostro incontro.

se io proiettile, tu grilletto.

se tu proiettile, io bersaglio.


(seduti a riva, nel paese dell'infanzia, coi piedi a mollo.
mi disse: guarda. la superficie è nera e immobile. sembra che non succeda niente. ma sotto ci sono delle correnti così forti che spostano le rocce da una sponda all'altra e cambiano la forma del fondale.


sii come questo lago)


e un giorno la paura avrà paura di te.

chi mi dice ti amo/escluso il cane.

concentrazione a oltranza. come la sentinella infreddolita e stremata, di notte sul carso. a sberle per stare sveglia e vigile, presente nell'adesso. che appena abbasso la guardia i pensieri mi scappano dalla presa come cani rabbiosi, che non rispondono più ai comandi. e vanno a sbranarmi i polmoni. si contendono l'intestino. riducono a brandelli le pareti dello stomaco. che quando poi riesco a staccarli e rimetterli a cuccia, dentro mi è male che fuori sono inservibile.


i pensieri sono il miglior amico dell'uomo.

mercoledì 1 aprile 2009

se proprio volete sapere.

sono qui che quasi soffoco in serra china sul vaso per vedere germogliare il basilico quando sento uno spiffero sul collo. mi alzo con le gambe atrofizzate, corro a controllare le pareti. le finestre sembrano a posto. le vetrate non hanno crepe, il silicone è inalterato. magari mi sono sbagliata. ritorno in fretta sul vaso. se smetto di piangerci sopra per un attimo c’è il rischio che il semino lo prenda come pretesto per ricattarmi. lasciarsi morire e dare la colpa a me. solo il pensiero mi fa mancare il respiro. strizzo gli occhi per recuperare le gocce perse. guardo la terra cercando di intravedere un minimo accenno. forse non se ne è accorto. speriamo.
passa un po' e sento di nuovo lo spiffero. questa volta mi sembra anche più forte di prima. d'istinto, mi curvo sul vaso. resto così, a fargli da scudo, finché non son sicura che sia passato. mi risollevo e piango forte. così posso allontanarmi per ricontrollare. da dove viene questo spiffero. non capisco. esamino tutto il perimetro, arrivo fino alla porta. murata dall'interno, come l'avevo lasciata io. senza la minima fessura. anche il soffitto è ermetico, il pavimento perfettamente isolato. ho lavorato alla serra per tutta la vita. certo, è possibile che la struttura si alteri, ma è molto raro. e comunque, la riparerei subito. però qui, non vedo proprio niente che non vada. è tutto a posto. molto strano.
torno sul vaso, mentre riprendo la mia costante irrigazione ripenso allo spiffero. chissà da dove entra. poi smetto di pensarci. forse me lo sono solo immaginata. sarà un po' di stanchezza. scusami, mio amato semino, mio prezioso germoglio. torno a concentrarmi su lui. solo su di lui. il mio reticente, capriccioso, superbo basilico che imbocco di lacrime.

martedì 31 marzo 2009

come il cinese.

in qualunque posizione lo abbraccio, la sua testa è sempre dalla parte dei capelli. 
come il versante lunare che si vede dalla terra.
lui che ha accesso alle stanze di velluto.

ultimo passo attorno al cratere. fra poche ore rialzo il sipario, promesso.
mi fa godere un casino che il mio colore preferito si chiami verde vescica.
e che la parola chiave nei miei discorsi con c. sia consapevolezza.
e lei capisce e dice sempre sisi.
non si.
sisi.


sei come un cinese.
perché lavoro anche di notte e tendo al giallo?
no, perché parli solo con quelli della tua razza e le tue emozioni sono imperscrutabili.

ancora la cartavetrata, ancora lo sbigottimento, ancora i rintocchi di chi bussa alla porta.
mi date fastidio, ma vi capisco, alla fine.
se fossi voi, lo farei anche io. 

domenica 29 marzo 2009

ruvida.

lo sfasamento da jet-lag intercontinentale per aver fatto due passi tra i miei pensieri.
solo quando richiamo casa con la voce da drogata mi accorgo di non aver aperto bocca per tutto il giorno. si si sto bene, sarà l'ora legale. e così ceno alle sette che poi sono le sei, e non mi cambia molto perchè tanto vado di latte, biscotti e marmellata. e mangio con gli occhiali senza lenti e il cappello a cilindro perché mi va proprio bene così.

mi farebbe piacere cenare con te in settimana.
anche a me.
farebbe piacere cenare con me, intendo. solo che mi invito raramente, e ancora più raramente accetto. ma forse è proprio per questa esclusività, che quando mi succede di essere a cena con me è proprio piacevole.
roba che mi scoperei tra l'antipasto e il primo, e non è escluso che.
ah ah.
ruvida. altro che giovanilismo cattivello. l'unica rivalsa adolescenziale che prendo in considerazione è l'ernia al disco di biancaneve.
a pugni finché non ci sanguinano le nocche.

tra stage diving, leggerezza e besce barabba.
il cloro per lavarsi via l'odore di leonca.
l'accento romagnolo e quello stile di vita che guardiamo con l'acquolina agli occhi.
forse è solo la cortesia di essere persone al presente.
ostinarsi a resistere nel momento.
difficilissimo.

ruvidissima, adesso.

io e la mia fedeltà.
io e la mia gelosia.
ora sono io.
mi tengo solo per me.
mi faccio impazzire.

ciao a tutti, e ricordatevi: siate presenti.

venerdì 27 marzo 2009

martedì 24 marzo 2009

de profundis.

mi tagliai i capelli per distrarre l'opinione pubblica dalle pulizie etniche in corso nel mio cervello. 

continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai.

lunedì 23 marzo 2009

rotazione e non rivoluzione.

la presa di coscienza alla gola.

nei sordidi sottoboschi dei pensieri domenicali, con la solitudine che è l'esponente n alla costante del malessere, quando parte il dubbio.

l'assenza di prospettiva. non vedi la fine, l'orizzonte, l'obiettivo perchè la strada gira su se stessa.
e allora vaffanculo, ho sorriso con gli occhi chiusi appoggiati al cuscino. 
vaffanculo a tutto l'universo.

dove cazzo pensi di andare, se anche il pianeta dove vivi gira in tondo?


(silenzio)


lasciate entrare il cane nero, anima luce cortisone.
la cartapesta dei quotidiani che ci fanno sospirare. la lavanda gastrica nei biscotti al burro. le madonne di dodici metri sui muri, scrostate dalle bestemmie che scrivo a te negli sms. il tuo nome che è diventato il mio monologo. issimo che mi chiede se so recitare e io che gli rispondo sono nata donna e povera, come pensi che sia arrivata fino a qui se non avessi saputo farlo. così bene che non vincerò mai un oscar. gli sprechi che stanno alla base e la carne della terza età. l'iride della mia amica, le telefonate a casa.
la rivalsa che sta salendo e devo contrarre tutto per controllarla.
prendete tutto questo e fatene ciò che volete.
e per favore, un'ultima cosa. prima di uscire e chiudere la porta, lasciate entrare il cane nero.
che torni da me. che torni da me. 


giovedì 19 marzo 2009

poi la cassiera mi destò urlando lo sciopero è stato rievocato.

ieri, pochi minuti prima della chiusura del gs di farini, nel banco del ghiaccio della pescheria, ho visto una piccola stella marina.

con un braccino stringeva l'antenna di un gamberetto anemico.




non ho altro da dirvi.

mercoledì 18 marzo 2009

origami di lenzuola.

come quando lui mi aveva scritto roma è molto bella, e io gli avevo risposto sono io la tua capitale.

e lui mi aveva scritto bastarda.

capisci che dopo aver umiliato il mondo, non mi abbasso a bere dal vaso in cui hai guardato appassire il tuo tulipano ingrato.

ti sto aspettando a braccia aperte, ma tu devi stare più attento a come ti avvicini. 
se pesti una mina poi non puoi pulirti la scarpa sul bordo del marciapiede e proseguire.


oggi.

a te che mi restauri la faccia.
a te che arrivi con il sorriso e un mucchietto di semi.
a te che vedi oltre al muro e mi dici scavalchiamo, dai.

e io che vorrei darti tutto, e tutto quello che ho è oggi.
che poi non te ne accorgi, ma oggi dopo oggi, è già passato un anno.
le mie resistenze sono solo le parole, ma tu ti ci transenni dentro.

le case bellissime, la geometria a nostro favore, i brindisi a tutto quello che non si muove.
mi chiedo quanti solfiti conteniamo noi, alla fine.
sferragliano i treni dell'inconsistenza sui binari della quotidianità. le persone sono stazioni dove nessun sentimento sale. 
ho obliterato la mia mediocrità su un regionale che non effettua fermate intermedie tra la fame e la nausea, e non mi affaccio più al finestrino da quando il mio cane abbandonato non mi saluta con il fazzoletto bianco.

ti fotografo controvento, ti lascio le mie memorie scritte sul retro della cravatta.

metti il mio cuore in incubatrice e fissalo al di là dal vetro. cullalo, lavalo con il sapone neutro e tienilo tiepido nelle mani a conchiglia.
quel singhiozzo che chiamano aritmia.

martedì 17 marzo 2009

un bouquet di matite.

i brividi e le belle parole urlate. tutto molto pulito, felice e leggero.
le doppie negazioni che non si capiscono e le frasi lasciate cadere con studiata noncuranza, per vedere i pesciolini avvicinarsi, e magari catturarne uno.
la differenza tra essere romantici e essere poetici è nella direzione del gesto. (regalami un bouquet di matite dei colori che amo.) (se li sai, amerò te.)

il particolare che pochi colgono. ed è lì solo per quei pochi che se lo meritano, infatti.
per il resto, non vi preoccupate. 
si elargiscono copiose manciate di becchime, statemi pure vicino.

lode ai cani randagi che sbranano gli astanti.
lode ai cani.


lunedì 16 marzo 2009

protestiamo contro l'ente oroscopi.

a v si può dire tutto. soprattutto mentre lei con la classe innata delle muse inconsapevoli ordina il bicchiere di porto. con la torta più buona tra gli anfratti del lago di como. aderisco unanime al progetto cv, aderisco entusiasta alla mia esecuzione capitale. poi penso così forte che mi gira la testa. che se potessi non parlarvi più, lo farei, maledetti voi.
comunque, v è d'accordo.
e io sono d'accordo con lei, quando vuole protestare contro l'ente oroscopi, che su certe cose non ha capito un cazzo.
ed essere così vicini a chi.

mentre il lago si metteva di tre quarti per vanità, e io so che è la letteratura che ci ha rovinate.
e v sa che se io fossi un uomo, l'avrei sedotta come non ho ancora fatto mai.

domenica 15 marzo 2009

è caduto un punk.

tutto comincia con la via che vogliamo dimenticare e le macchie sul pavimento, patrimonio genetico delle piastrelle. un interludio sulla convenzione di ginevra, che sono io. le parole i patti gli accordi segreti e le etichette. perchè se chiamo spinaci la torta margherita per te che la mangi non è lo stesso. e mi verrebbe da dire stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus, ma evito. io che avrei fatto volentieri l'itis, per installare guarnizioni ermetiche ai tuoi condotti lacrimali. poi ci sono spostamenti complicati, e conversazioni a matrioska. e i peggiori veleni della lidl, che quanto mi piacciono tanto poi vorrei lavarmi lo stomaco come lavo le mie mani. state attenzione ai scale. e poi sul divano sfatti, ci giriamo giusto in tempo per commentare obiettivamente che è caduto un punk.

sabato 14 marzo 2009

venerdì 13 marzo 2009

enimol

da adesso, perché prima ero malissimo.
apriamo il mondo, tiriamo i dadi e giochiamo bastardi. è togliendoci le corazze che ci siamo scoperti invincibili.

mi sento come se mi fossi fidanzata con la donna della mia vita.